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sabato, 22 dicembre 2007
La bellezza è nei dettagli.
pensiero di deg3n3ro, 02:35 | link | commenti (1)
venerdì, 14 dicembre 2007
E' quando sono disteso nel letto, negli attimi in cui le barriere che alziamo ogni giorno per difenderci dal mondo che ci circonda sono più deboli, che arrivano le voci.
Sussurri, parole sospirate, suoni appena distinguibili che non senti arrivare: incapace di trovare un inizio a tutto questo, capisci che sono sempre state là.
Ti seguono ovunque, in ogni istante della tua vita, ma sei sempre così impegnato ad evitare te stesso e le persone - i pericoli - accanto a te, che non immagini nemmeno ci sia qualcosa, dentro di te.
Ma forse, è sbagliato dire che sono dentro di te.
Permeano tutto, le voci sono il substrato dell'esistenza, e parlano, raccontano di sè.
Continuamente. Basta fermarsi ad ascoltare.
Voci di uomini, voci di donne, voci di ogni età: gorgoglio di bambino, rantolo di anziano, ogni sfumatura possibile tra i due. Amori ed emozioni, rabbia e felicità, storie di trionfi o di tremendi fallimenti, risate, risate di gioia, risate isteriche, risate di cortesia, risate di divertimento, risate miste a pianto, pianti misti a risate.
Spesso, anche lingue che non comprendo mi trovano, disteso nel mio letto: europee africane asiatiche ma non solo, suoni gutturali, più antichi della vita stessa, lingue scomparse o dimenticate per sempre.
Io ascolto tutto questo, affascinato dalle loro armonie, dai loro toni, dallo spirito delle conversazioni, dalle situazioni che rappresentano, dalle storie che descrivono.
I sospiri degli amanti, gli strilli dei neonanti, i pianti dei bambini e le loro prime parole, la gioia dei genitori, il cordoglio del funerale, le urla di un litigio, il silenzio di un morente.
Le voci parlano di questo e di molto altro ancora, basta offrirsi a loro, offrire l'attenzione che neghiamo ogni momento della nostra vita, e ascoltare. Basta solo questo.
Pensavo di essere impazzito sapete, e se lo state pensando anche voi proprio adesso, come darvi torto?
Pensavo fossero le voci dei vicini, che trasudano subdole da questi muri sottili, o la vita stessa, come se ciè che è accaduto qua dentro fosse rimasto impresso come una nebbia bassa nella stanza. Ho pensato alla radiosveglia sopra il comodino, con i suoi circuiti impazziti, o alle idee più strane, come se le otturazioni nei denti potessero captare le onde corte della radio, o chissà quale realtà.
Ho pensato anche alla follia, e agli abissi che spalanca nella percezione del mondo intorno a noi, ma spesso la soluzione più ovvia, non è detto sia quella giusta.
Quello che non capite, è che le voci non sono un tumore che bisbiglia al mio orecchio. Non è un grumo di sangue che preme qualche parte molle del mio cervello, aspettando di diventare un aneurisma. Non è un'alterazione del mio codice genetico. Non è una fottuta schizofrenia paranoica. Non sono sogni vividi di una persona sensibile.
Sono i ricordi. Non i ricordi miei, di questa stanza, o della città.
Sono i ricordi dell' umanità.
Le grida del trionfo dell' evoluzione, le grida delle sue sconfitte, le grida della sua stessa esistenza.
I nostri corpi, fragili e destinati a cadere, la nostra "anima", così sfuggente, cadono e rinascono continuamente, nell'interminabile processo della vita, ma niente scompare: i ricordi, continuano, in ogni momento, a risuonare tra noi, dentro e fuori di noi.
Sono un mondo nuoo da esplorare, un nuovo linguaggio da apprendere e da cui imparare, o forse solo da non dimenticare.
La lingua dei morti, la chiamo io.
Fa un pò paura, vero?
Anche io ne ero spaventato: ogni notte, a vivere una, dieci, cento vite diverse, con ognuna qualcosa da insegnare, da ricordare.
Ed è questo, il loro messaggio. Noi non siamo questo corpo che ci trattiene, siamo eterni, e vivremo per sempre nella memoria di chi si muove intorno a noi, nella memoria del mondo, nella memoria della storia, nella memoria della vita stessa.
Basta questo, a dare un senso alle nostre vite, il fatto che ogni cosa facciamo, qualsiasi essa sia, dalla più minuscola alla più maestosa, questa continuerà per sempre a risuonare, lasciando una traccia di te.
Spero che un giorno, anche tu riuscirai a sentire la mia voce, in mezzo a tutte le altre, così da poter farmi vivere, se pur per un istante, un istante in più.
pensiero di deg3n3ro, 20:39 | link | commenti (1)
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